Se fino ad ora le scelte che potevano essere operate per avere un minore impatto sull’ambiente riguardavano principalmente la mobilità, da oggi si può influire meno sul nostro pianeta anche con un’attività come quella del bere una birra.

Grazie alla collaborazione tra un birrificio della Migration Brewing Company situato a Portland nell’Oregon e un gruppo di studenti della Portland State University, si è scoperto che l’emissione di CO2 nell’aria per la produzione di un singolo barilotto della birra tradizionale, la “Migration Blood, Sweat and Red, era decisamente elevata e sicuramente oltre ogni previsione: circa 57 kg, l’equivalente di quanto emesso da un viaggio di 220 km in auto.

Da un approfondimento sulle analisi effettuate è inoltre risultato che quasi l’80% del monte totale di emissioni riguardava principalmente la spesa energetica dell’azienda, oltre che quanto prodotto per il trasporto delle materie prime e la consegna del prodotto finale presso i punti vendita.

L’azienda, che per bocca del proprio mastro birraio Mike Branes si è dichiarata “molto sorpresa di quante emissioni vengono emesse da un barile di birra”, ha deciso di correre ai ripari e di cogliere al volo l’occasione: acquistando macchinari per la produzione ad elevata efficienza energetica, principalmente scaldacqua, crediti certificati di energia rinnovabile per compensare quanto consumato durante il ciclo produttivo e scegliendo solamente orzo biologico di produzione locale, ha dato vita alla prima birra eco sostenibile, la Little Food Red.

La nuova birra “verde” sarà disponibile dal mese di gennaio e verrà lanciata con una campagna promozionale realizzata per l’occasione dagli stessi studenti della Portland State University, i quali hanno curato anche la grafica del nuovo progetto e coniato uno slogan dedicato, “Drink Co2nsciounsly”; il ricavato delle vendite andrà al sostegno dei programmi per il clima coordinati dal Consiglio per l’Ambiente dell’Oregon.