Chi prima e chi dopo, chiunque ha dovuto fare i conti durante la propria carriera scolastica con la Divina Commedia e con il suo autore, Dante Alighieri. Proprio quest’anno, il 2015, cade la ricorrenza che celebra i 750 anni dalla sua nascita, con eventi e celebrazioni che lo ricordano in tutta Italia. Potreste anche non averlo amato, ma in ogni caso occupa un posto anche nei vostri ricordi da cui difficilmente uscirà. Eccovi dunque alcune curiosità che lo riguardano e di cui probabilmente non eravate a conoscenza:

cominciamo innanzi tutto dal nome con cui lo conosciamo: Dante Alighieri infatti non è altro che un’abbreviazione e una storpiatura che si è affermata successivamente alla sua morte, perché il suo vero nome era Durante Alagherii

ma se già il nome è stato modificato nel tempo, ancora più incertezza c’è stata in realtà in merito alla data di nascita: la definizione del giorno esatto viene compresa tra il 22 maggio e il 13 giugno, mentre l’anno di nascita è stato dedotto dagli studio grazie ai riferimenti autobiografici inseriti dallo stesso autore all’interno delle sue opere; 

a quanto pare Dante in gioventù ha patito per una salute particolarmente cagionevole: oltre ai problemi alla vista di cui ha sofferto durante gli ultimi anni dei suoi studi (che potrebbero indicare che Dante soffrisse di Astenopia accomodativa), in molti sono giunti ad ipotizzare che la minuzia di particolari con cui vengono descritti particolari stati psico-fisici durante il viaggio dall’Inferno al Paradiso siano indicativi del fatto che il Sommo Poeta fosse affetto da epilessia;

la grandezza di Dante è tale da essere riuscito a far diventare alcune espressioni da lui inventate, di uso comune ancora ai giorni nostri: lo scrittore fiorentino ha coniato per primo la locuzione “il Bel Paese”, ma sono altrettanto famose “Non ragioniam di loro ma guarda e passa” e l’ancor più celebre “Galeotto fu…” usata per individuare in una persona, in una cosa o in una situazione la causa scatenante di una storia d’amore;

le vicissitudini di Dante, costretto all’esilio per le sue appartenenze politiche, non si sono placate nemmeno con la sua morte: deceduto a Ravenna nel 1321, ospite dell’amico Guido Novello da Polenta, e lì sepolto, il suo corpo venne più volte reclamato da Firenze, la sua città natale, nel corso dei secoli ma le sue spoglie vennero prima trafugate dai monaci francescani che le custodivano e poi consegnate ad un mausoleo “ufficiale” senza però lasciare mai Ravenna lasciando così i fiorentini, che nel 1800 avevano fatto appositamente erigere un monumento funerario all’interno della Chiesa di Santa Croce, a bocca asciutta.